Articolo dedicato oggi al mondo del nuoto. In particolare, mi è piaciuto parlarvi dal mio punto di vista del mondo nuoto e para-nuoto, ispirata anche da un incontro che ho fatto il 16 ottobre a Milano con Simone Barlaam. Dove, attraverso le sue parole, ho compreso ancora di più come un nuotatore/una nuotatrice faccia sacrifici.
Sì sa, quando il corpo viene immerso nell’acqua, quasi in modo automatico il rumore del mondo esterno viene ovattato perché è come se entrassimo in un nuovo mondo. Infatti, nel momento in cui il corpo si immerge, le voci, il rumore, il tempo stesso sembrano dissolversi, lasciando spazio solo a un battito costante e a un respiro che diventa ritmo. Nel nuoto, sia a livello normale sia a livello disabile, ogni gesto è misurato, ogni movimento nasce da un equilibrio sottile tra forza e leggerezza. È lì, nel silenzio dell’acqua, che il corpo impara a dialogare con se stesso, a trasformare la fatica in armonia. Il nuotatore non combatte contro l’acqua: la attraversa, la ascolta, la respira. In quel fluire continuo, scopre qualcosa di più profondo: la libertà che esiste solo quando tutto, dentro e fuori, si muove allo stesso tempo.
È così che mi piace iniziare l’articolo di oggi, parlando di uno sport che ogni anno che passa non solo diventa quello che ogni bimbo/a inizia quando si è nel periodo dell’infanzia, ma è anche quello più usato proprio perché il corpo diventa una leggera bolla capace di muoversi di più per recuperare le forze. Il nuoto, in entrambi i casi che ho nominato prima, è capace di essere uno sport che ti fa provare, anche se da esterno/a, un’emozione diversa da quella che provi con il calcio o altri sport. Infatti, mentre scrivo l’articolo, da meno di 3 mesi si sono conclusi due eventi sportivi del nuoto dove l’Italia si è confermata ancora una volta capace di fare e di essere:
I Campionati Mondiali di Nuoto di Singapore.
I Campionati Para-Mondiali di Nuoto, anche loro a Singapore.
I Mondiali, come dice anche Google, quasi ogni tot anni si svolgono in una località diversa del mondo; anche se quest’anno è stato protagonista due volte il tanto discusso Stato di Singapore, dove, diciamo, le condizioni non erano del tutto a favore del nuoto! Soprattutto nel campo delle acque libere, a livello di pubblico però, nulla da lamentarsi. In entrambe le parti. Mi piace sottolineare come i nostri ragazzi facciano parlare di loro. Se guardiamo il circuito non paralimpico, abbiamo Thomas Ceccon che, nonostante abbia solo 24 anni, è già una star mondiale di dorso, stile libero, delfino e misti. Accanto a lui, la quasi più giovane, Curtis Sara, che a 18 anni si sta inserendo tra le grandi. Passando per Nicolò Martinenghi, Federico Burdisso, Alberto Razzetti, Benedetta Pilato, Simona Quadarella e poi, continuando, potrei nominarne altri, e solo del nuoto. Perché chi, tramite RAI o Sky Sport, ha seguito anche i tuffi, ha visto Chiara Pellacani e Matteo Santoro che, tra i cinesi, erano in mezzo. Andando poi a fare una cosa storica: prendere l’oro italiano, dimostrando quanto si può essere grandi. L’Italnuoto è tra le grandi sempre, e per sempre. Mentre se parliamo del contesto Paralimpico, anche lì abbiamo dei giovani campioni con un palmares che li rende già grandi. Simone Barlaam, 25 anni sulla carta ma capace di dominare e illuminare le scene nazionali e internazionali. Monica Boggioni, Carlotta “Wonder” Gilli, dove il soprannome Wonder è davvero suo, Stefano Raimondi, Giulia Ghiretti, Alberto Amodeo e ancora, Federico Morlacchi, Federico Bicelli, Antonio Fantin e infine, la piccola ma grande stella della Polha-Varese: Gabriele Lorenzo. Il bello è che in entrambe le parti potrei continuare all’infinito, però, ahimè, mi devo fermare, se no l’articolo non lo continuo più.
Chiaro che per essere grandi i sacrifici sono stati non indifferenti. E ancora non lo sono, solo che adesso possiamo dire che sono meno “pesanti” perché, ad oggi, tantissimi di loro sono già abituati da anni al fatto che l’acqua è la loro migliore amica. Anche se farsi 8-9 ore al giorno o 4-5 con palestra, a prescindere da come tu vada in allenamento per farsi poi viaggi e avere pochi secondi di gloria, può essere un sacrificio, no? Ecco! Quindi che nessuno o nessuna venga a dirmi che anche loro di sacrifici non ne fanno! Perché per loro lo sport va oltre alla passione, anche perché la loro gloria non è come nel calcio, dove se va male una volta hanno già possibilità di rifarsi; questi devono aspettare che arrivi il momento, che sia in Italia, Europa o nel mondo. Difatti, non c’è da stupirsi se loro, come noi esterni, passano dei momenti no. Non sono robot pronti con una carica, anzi, forse così starebbero sempre in acqua a farsi il mazzo, più di adesso. Ma loro sono al centro della critica, che sia costruttiva oppure no.
Sapete cosa mi piace sottolineare, anche? Come dicevo prima, il loro momento di gloria è di pochi secondi, ma non è neanche sempre così. Arrivano anche quarti, quinti, fuori dalle semifinali o finali e lì, in quella categoria (se ne fanno più di una), finisce l’occasione di essere tra i grandi. Nonostante, e qui vi faccio uno spoiler, sono già grandi. Perché sì, arrivare alle competizioni italiane, europee, mondiali, olimpiche e paralimpiche è già una vittoria.
In conclusione, alla fine, tutto torna al respiro. Quel respiro che accompagna ogni bracciata, ogni tuffo, ogni silenzio che l’acqua regala. Nuotare non è solo muoversi: è ascoltare, lasciarsi andare, trovare un ritmo che appartiene solo a te. Quando riemergo, porto con me quella calma che solo l’acqua sa dare. Un equilibrio fragile ma reale, che resta anche fuori dalla vasca nei giorni pieni, nei momenti in cui serve ricordarsi come si fa a respirare davvero. Perché nel silenzio dell’acqua, il corpo diventa respiro. E quel respiro, ogni volta, riporta a sé stessi.
Potete seguire per l’ultima nel 2025, prima che si possa dire: “stagione conclusa”, i ragazzi del nuoto a dicembre, dal 2 al 7, nel Campionato Mondiale in vasca corta in Polonia. Mentre nel nuoto paralimpico, durante la gara nazionale dei campionati in vasca corta del 15-16 novembre a Fabriano.
Pagina instagram Federazione Italiana Nuoto
Pagina instagram Federazione Italiana Nuoto Paralimpico
Alla prossima, Serena.
